Le selci, chiamate folénde in Lessinia, sono nate milioni di anni fa nei fondali marini. Queste pietre hanno permesso agli esseri umani di svilupparsi grazie alla loro straordinaria capacità di creare il fuoco producendo scintille.
Fino all’Ottocento gli abitanti di queste montagne hanno raccolto, lavorato e usato questo materiale plasmando così il paesaggio. Nell’ultimo secolo il loro uso è andato perso e la selce è stata vista sempre più solo come un “sasso” da scartare, perché nei prati danneggiava gli strumenti agricoli o feriva gli zoccoli dei buoi che tiravano gli aratri.
L’Ecomuseo della Folénda nasce per custodire e raccontare questa eredità dimenticata.
Nel bàito, un antico edificio rurale adibito alla produzione del formaggio, trovano posto pietre, strumenti e le tracce degli ultimi artigiani folendàri.

